L’Africa è la terra di origine della Coffea, ovvero la pianta del caffè, appartenente alla famiglia botanica delle Rubiaceae. Negli ultimi anni il trend della produzione di caffè in questo Continente ha subito una forte battuta di arresto. La causa? Ancora una volta i cambiamenti climatici. Abbiamo cercato di fare il punto della situazione in questo articolo.

I principali paesi africani produttori di caffè

La pianta del caffè è una pianta tropicale della quale si contano almeno un centinaio di specie diverse in tutto il mondo, anche se le più importanti ai fine della commercializzazione del caffè sono circa una decina. Ne abbiamo già parlato nell’articolo La Pianta del caffè.  

Nei vari stati africani i metodi di coltivazione di questa pianta e quelli per la produzione del caffè sono diversi. In Etiopia, considerata la culla del caffè e maggior esportatore d’Africa della qualità Arabica, si utilizza prevalentemente il metodo del lavaggio. I chicchi di caffè, anziché essere essiccati naturalmente, vengono lavati e posti su banchi sospesi ricoperti da teli. Si vengono a creare dei tunnel dove l’aria che passa determina l’asciugatura. Il caffè prodotto si distingue per i tipici sentori floreali ed agrumati, di gelsomino e bergamotto.

L’Uganda è, invece, il maggior produttore africano della qualità Robusta. Oltre al tradizionale metodo asciutto, viene utilizzato per la produzione anche il cosiddetto metodo umido. Le bacche vengono spolpate con l’ausilio di un macchinario che separa la polpa dai chicchi. Vengono, quindi, lasciate a fermentare in ampie vasche d’acqua per un paio di giorni. Si procede, poi, al lavaggio ed alla successiva essiccazione al sole o in essiccatoi meccanici. Il caffè ugandese è tipicamente speziato, caratterizzato da un aroma pieno e note erbacee.

In Kenya si produce la qualità doppia A, la più prestigiosa, caratterizzata dalla grandezza superiore dei chicchi.  Si tratta di un caffè conosciuto per il suo retrogusto vinoso con note aromatiche di limone e ribes nero. La tipologia “washed” viene prodotta pulendo i chicchi dalla buccia esterna e lavandoli per rimuovere lo strato di polpa che ricopre il chicco. Con questa procedura si mantiene intatta la corposità del caffè.

Anche il Camerun produce ottimi caffè, sia Robusta naturali che Arabica lavati. Un caffè d’eccellenza è quello prodotto dalla varietà Coffea Charrieriana, tra le poche del genere coffea ad essere per natura priva di caffeina.

Gli effetti dei cambiamenti climatici

Alcuni scienziati hanno già lanciato l’allarme: entro il 2100 l’Africa Orientale potrebbe non essere più in grado di produrre caffè! Si stima che entro il 2050 a causa del riscaldamento globale le coltivazioni si ridurranno del 50% fino ad arrivare al 100% entro la fine del secolo. Farà sempre più caldo e sarà un caldo sempre più secco: ciò influirà profondamente sul microclima necessario alla pianta del caffè per la sua sopravvivenza. Con l’aumento della temperatura, inoltre, aumenteranno le malattie che attaccano la pianta.

Già nel biennio 2016-2017 i dati del Foreign Agricultural Service hanno delineato il trend negativo in atto: 11,9 milioni di sacchi prodotti contro i 12,9 del biennio precedente. Ne risentono maggiormente il Kenya, l’Uganda e la Tanzania.

Per arginare il problema una soluzione potrebbe essere quella di sostituire la specie Arabica, la più delicata, con la Robusta, in grado di sopportare meglio il caldo. Si perde, però, in qualità.

Se non si interviene immediatamente, quindi, nei prossimi anni nel mondo ci sarà meno caffè, sarà meno buono e costerà di più.